Reintroduzione del divieto di patto quota lite con la Riforma Forense 2012: si torna al passato?

L’art. 13, comma 4 della Legge 31 dicembre 2012, n. 247, di riforma della professione forense, recita: “Sono vietati i patti con i quali l’avvocato percepisca come compenso in tutto o in parte una quota del bene oggetto della prestazione o della ragione litigiosa“.

L’interpretazione più corretta sembrerebbe quella per la quale sarebbe stato reintrodotto nel nostro ordinamento il divieto del patto di quota lite, eliminato nel 2006 con la modifica del terzo comma dell’art. 2233 c.c. ad opera del “decreto Bersani” (comma così sostituito:  ”Sono nulli [c.c. 1418], se non redatti in forma scritta, i patti conclusi tra gli avvocati ed i praticanti abilitati con i loro clienti che stabiliscono i compensi professionali“).

Tuttavia, secondo alcuni primi commentatori della riforma, poiché la norma citata (art. 13, comma 4) si pone in manifesta contraddizione con il principio espresso allo stesso articolo, ma al comma quinto (“è ammessa la pattuizione … a percentuale sul valore dell’affare o su quanto si prevede possa giovarsene, non soltanto a livello strettamente patrimoniale, il destinatario della prestazione“), la reintroduzione del divieto non sarebbe così pacifica.

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