Il Patto di Quota Lite nel diritto comunitario

Nel diritto comunitario l’attenzione sul patto di quota lite non è mai stata particolarmente alta. La Corte di Giustizia, su rinvio pregiudiziale del giudice italiano, si è pronunciata sulla compatibilità con il diritto comunitario delle tariffe degli avvocati nei casi Arduino, Cipolla e Macrino, e più recentemente nel caso Hospital Consulting. Il tema discusso, comunque, non ha mai riguardato direttamente la possibilità di determinare il corrispettivo in base al valore della causa ovvero di stipulare un patto di quota lite.

Non esiste un orientamento comune da parte delle leggi degli Stati membri: alcuni ordinamenti consentono la stipulazione del patto di quota lite, altri (come l’Italia fino al 2006) non lo ammettono.

Dal punto di vista del diritto comunitario, ci si chiede se il patto di quota lite, o meglio, il suo divieto, sia compatibile con le norme comunitarie. Quel che appare certo è che alla luce della liberalizzazione imposta dalle norme comunitarie in tema di concorrenza, diritto di stabilimento e libera prestazione di servizi, un divieto assoluto di stipulazione del patto non potrebbe essere ammesso. Esso si porrebbe in contrasto con l’art. 81 Trattato CE e con l’art. 10 Trattato CE, in combinazione con l’art. 81, nel caso in cui il divieto fosse contenuto in un testo normativo e non semplicemente nell’autoregolamentazione decisa dall’ordine professionale.

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